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Foro Romano

Le rovine dei Fori Imperiali mostrano nel cuore della metropoli come questa apparisse 2000 anni fa si trova tra i Colli Palatino e Campidoglio e fu nell’epoca d’oro di Roma, il centro pulsante, religioso, politico e commerciale dell’Urbe. Oggi si trova incastonato tra altre zone di interesse, dal Colosseo all’Altare della Patria, dal Campidoglio e Via del Corso.

La sua storia è legata al mito del Ratto delle Sabine: i primi Romani capeggiati da Romolo presero con la forza le giovani sabine durante una celebrazione, visto che le donne scarseggiavano e i Romani avevano bisogno di procreare per perpetuare la stirpe romana. I Sabini, che erano stanziati sul colle Campidoglio, in una città chiamata Cures e capeggiati da Tito Tazio scesero in guerra con i Romani e proprio nella valle paludosa tra il Palatino e il Campidoglio avvenne una battaglia. Romolo promise a Giove un tempio e si lanciò all’attacco. La leggenda dice che le donne sabine si interposero nella battaglia fermandola: chiedevano ai loro padri Sabini di non uccidere i loro ormai mariti e chiedevano ai mariti di non versare il sangue dei loro padri e fratelli.

Da quel momento Romani e Sabini si unirono in unico popolo, prendendo il nome di Romani Quiriti (da Cures) e nella zona della battaglia venne dedicato alla memoria dell’evento. Nell’anno 600 il Re Tarquinio Prisco drenò le paludi, costruì le strade, pavimentò l’area e ne fece piazza di mercato ma anche di discussioni politiche e giuridiche. Nell’epoca arcaica in questa zona vennero eretti la sede dei Comizi, la Pietra Nera, che segnava il luogo di morte di Romolo, nel periodo repubblicano fu arricchita di altri templi, come quello di Saturno, ma fu nell’epoca imperiale che il Foro prese l’aspetto che i resti di oggi ci suggeriscono.

Augusto fece edificare le due Basiliche gemelle, l’Arco partico, il Tempio dedicato al Divo Giulio. Tiberio fece costruire il tempio della Concordia e quello dei Dioscuri. Nell’epoca Flavia fu edificato il tempio di Vespasiano, l’Arco di Tito, gli Horrea Vespasiani. Adriano costruì il tempio di Venere e negli anni successivi vi furono altri edifici o modifiche e restauri dei precedenti. L’ultimo monumento del foro è la Colonna di Foca, innalzata in onore dell’Imperatore Bizantino Foca nel 608, quando già i fasti romani erano terminati da due secoli.

Nel Medioevo l’area venne progressivamente abbandonata, utilizzata come pascolo, campo per la semina e come cava per materiali per cui molti monumenti ancora in piedi vennero demoliti nel corso dei secoli. Ancora nel Rinascimento si usavano materiali provenienti dai monumenti romani, uso contro il quale protestarono artisti come Raffaello. L’area era chiamata sin dal Medioevo “Campo Vaccino” dall’uso come pascolo per le mucche e solo poche rovine emergevano mentre il resto era interrato e fu “riscoperta”, con varie campagne di scavo a partire dal XVI secolo e riportata alla luce solo all’inizio del XX secolo.
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